Ricordi di scuola 3

A.S.1963/64 classe I A Liceo Classico Ferrara

A.S.1963/64 classe I A Liceo Classico Ferrara

Abbiamo già avuto modo di ricordare la divisione del Classico in Ginnasio (i primi due anni) e Liceo (gli ultimi tre); alleghiamo anche il quadro orario della Riforma Gentile (modificata già dopo il concordato con l’introduzione di un’ora settimanale di religione in tutte le scuole e due ore di Educazione Fisica).
La prima novità che apprendemmo fu che eravamo stati “promossi” alla sezione A (secondo i bene-informati per dissapori del professore di matematica con la A del Ginnasio) e che eravamo in 33, tutti maschi.
Al contrario di altre scuole qui però la sezione privilegiata era la B, mista, composta da figli di professionisti ferraresi, il cui rango era evidente già dall’assegnazione di un bagno molto più grande e lussuoso del nostro.

Qui vale la pena di aprire una parentesi di costume: all’epoca si poteva uscire solo per gravi motivi e i 10 minuti di ricreazione, dopo la terza ora, era l’unico momento in cui si poteva mangiare (di bere non si parlava, altro che bottiglietta di acqua sul banco!).

Questo significava mangiare intanto che facevi la fila per accedere ai 4 bagni alla turca che ci erano stati riservati, ma, attenzione, quelli di prima potevano accedere solo al primo, quelli di seconda al primo e secondo, quelli di terza, ai primi tre e l’ultimo era riservato a ripetenti e fumatori; ricordo che, data la mia bassa statura, anche in terza liceo potevo accedere all’ultimo solo per intercessione dei miei compagni più alti attestati sul fondo.

Quanto alle merende i più le portavano da casa (ma non sempre riuscivano a sottrarle al furto dei compagni), altrimenti altra fila per comprarle dalle bidelle che le tenevano in cassetti da denuncia oggi all’ufficio igiene.

A questa simpatica e lieta atmosfera si doveva aggiungere un riscaldamento carente con larghe perdite di vapore dall’impianto, che, sommandosi a quello degli alunni, bagnati nei giorni di pioggia, creava in classe una vera e propria nebbia.

Il passaggio di grado, in compenso, ci consentiva di sostare a pieno diritto nell’atrio della scuola, invece che all’esterno, come gli anni precedenti.

Se vi chiedete chi dirigeva questo campo di concentramento, lo vedete nella foto sopra, coi capelli bianchi, esattamente al centro.

Seduto in prima fila, proprio davanti a lui, l’insegnante di Storia e filosofia, che ci consente di aprire il capitolo destinato ai docenti.

Il suo metodo di insegnamento non variò per tutti i tre anni: la prima ora di lezione si contavano le pagine del testo (ricordo il Lamanna per filosofia), si dividevano per le ore di lezione ottenendo una media di circa 5 pagine, uno di noi iniziava a leggere e, al termine della lettura il professore chiedeva se avevamo capito; se qualcuno faceva una domanda, si rileggeva il punto…e basta, se avanzava tempo si iniziava a leggere una lettura, finché non suonava l’ora.

La prima mezz’ora era destinata all’interrogazione: i due interrogati al giorno dovevano allungare il brodo delle 4 pagine dell’ultima lezione, altrimenti scattava la domanda su qualche autore precedente; il secondo era il più sfortunato, anche perché al primo di solito toccava la vita del filosofo. Capitava così che qualcuno si offrisse volontario, ma, se non era il suo turno (per questo cfr. “pizzometro”) niente da fare; qualcuno arrivò persino a ricominciare da capo l’esposizione della vita per garantire spazio al secondo, il trucco era di non cambiare tono di voce e tenere duro per 15 minuti esatti.

Inutile dire che quel poco di filosofia che so, l’ho studiato in seguito all’università.

Chiudiamo il post con due parole di spiegazione del “pizzometro”: visto che si lavorava con tre trimestri e con un obiettivo di due interrogazioni al trimestre per materia (e che non c’era il tempo materiale per studiare tutte le materie del giorno dopo) era fondamentale sapere quanti ne mancavano ancora da interrogare e le probabilità che toccasse a te per il secondo turno.

tabella interrogazioni

tabella interrogazioni

Come si vede dai numeri a matita a fianco, pochi erano gli insegnanti che rispettavano al secondo turno l’ordine del primo, ma tutti NON interrogavano una seconda volta col rischio di non finire il primo giro.

Io non so se altri tenevano una contabilità analoga, ma so che, all’inizio di ogni ora, le consultazioni della mia tabella erano frenetiche! 😉

La prossima puntata vedremo i più comuni trucchi per evitare l’interrogazione (anche se sarebbe meglio dire eccezionali, perché se venivi scoperto, per te era finita).

continua qui: https://apoforeti.wordpress.com/2013/05/27/ricordi-di-scuola-4/

Ricordi di scuola

La chiesa del Gesù si trova di fronte allo slargo di Piazzetta Torquato Tasso, a Ferrara. Realizzata alla fine del Cinquecento, la chiesa era destinata ad accogliere i Padri Gesuiti. L’edificio fu progettato da Giovanni Tristani e i lavori furono diretti da Alberto Schiatti.
La facciata, semplice e austera, è divisa in due parti; la parte inferiore presenta quattro nicchie oltre a tre portali con decorazioni marmoree. L’interno si presentava in origine a nave unica, con sei cappelle ai lati, ma è stato più volte trasformato e distrutto, e quindi le pareti sono prive di decorazioni pittoriche. Notevoli sono il gruppo di statue di terracotta del Compianto sul Cristo Morto, opera di Guido Mazzoni, e l’urna monumentale di Barbara d’Austria, moglie di Alfonso I, che si trova dietro l’altare.
A destra della Chiesa, l’ex monastero dei Gesuiti è stato recentemente trasformato in tribunale, ma ,negli anni ’60, era la sede del Liceo classico “Ariosto” sorto nel 1860 con l’Unità d’Italia.
Apriamo qui una parentesi per ricordare ai “non addetti ai lavori” le due leggi fondamentali che hanno regolato la istruzione secondaria superiore: la legge Casati del 1859 e la riforma Gentile del 1923.
La prima sancisce la superiorità del modello culturale umanistico-filosofico a scapito di quello tecnico-scientifico : la cultura classica e letteraria veniva considerata la cultura della piena cittadinanza, assoluta ed autosufficiente, e veniva separata dal sapere tecnico-pratico il quale, inglobando anche la cultura scientifica, peraltro incredibilmente ridotta alle sue specificità applicative, assumeva una valenza subordinata e strumentale. Esemplarmente l’articolo 286 recitava: che “Queste scuole [tecniche] e questi istituti [tecnici] dovranno mantenersi separati dai ginnasi e dai licei. In ogni caso la direzione immediata degli stabilimenti tecnici istituiti da questa legge non potrà mai essere affidata alla stessa persona cui è affidata quella de’ precisati istituti di istruzione secondaria” (1).
Non dissimile nella impostazione la riforma Gentile, dopo i 5 anni di istruzione elementare obbligatoria si sdoppiava in Ginnasio inferiore (triennale) e complementare; solo il ginnasio dava accesso alla scuola superiore e ogni passaggio era segnato da un esame.
Nel dopoguerra il ginnasio inferiore diventa scuola media e la complementare prende il nome di “avviamento” (al lavoro); nel 1962 viene introdotta la scuola media unica.
Altre differenze tra i licei (erano solo due: classico e scientifico) era che noi facevamo greco per 5 anni, loro una lingua straniera; loro facevano disegno e noi solo storia dell’arte al triennio e, per mia fortuna, niente scritto di matematica.

Per tornare a noi, nel 1961 mi iscrivevo al liceo classico, il che significa che mi ero fatto l’esame di ammissione alle medie; quello finale delle medie e me ne sarebbe toccato un altro alla fine del Ginnasio (per “quelli dello scientifico”, no 😉
Tra i ricordi “spiccioli” (lo dice anche Guccini) fino ad allora si erano portati sempre i calzoni corti e da quel primo ottobre tutti i miei compagni avevano calzoni lunghi; ricordo ancora il nome dell’unico che si presentò (solo quel giorno) coi calzoni corti.
Ovviamente vigeva una rigida gerarchia: l’atrio interno poteva essere occupato solo dai liceali, noi ginnasiali sempre fuori con ogni tempo, tranne le donne che entravano direttamente nelle rispettive aule senza attesa e là indossavano il grembiule nero d’ordinanza.
Noi eravamo la classe del boom demografico del dopoguerra e del boom economico dei sessanta, per cui, quell’anno, erano ben 4 le prime classi, mediamente di 30 iscritti, in maggioranza donne.
Ovviamente la mia era la sezione D, quella di chi veniva dal “contado” e, ovviamente tutti maschi (32 per l’esattezza).
L’anno dopo ci saremmo ritrovati in 16…

(continua)