Futuro distopico

di Riccardo Paccosi

Dagli inizi degli anni ’10 del secondo millennio sino a oggi, abbiamo visto susseguirsi tre diverse narrazioni ideologiche:
a) l’austerity, che ha interrotto e invertito il processo di cetomedizzazione nelle società occidentali;
b) un nuovo ecologismo legato alle aziende della green economy e promosso da istituzioni sovranazionali come il FMI, incentrato principalmente sul tema dei consumi di massa (e quindi sul tenore di vita dell’ex-ceto medio);
c) la Shut-In Economy generata dall’emergenza pandemica, che riprende sia il tema austeritario che quello della sostenibilità.
Tre strategie diverse, un unico phylum ideologico.

File alle mense della Caritas

Il tratto comune, difatti, è rappresentato dalla necessità di un impoverimento di massa e dall’assumere lo stato di crisi permanente proprio del capitalismo a levatrici d’una nuova teleologia del mondo.
In sostanza:
a) l’austerity ha fatto assurgere lo stato d’eccezione – collegato a emergenze e crisi come il rischio default degli Stati – a condizione permanente;
b) il nuovo ecologismo neoliberale ha riportato all’insostenibilità non tanto dei modelli di accumulazione, quanto dei consumi di massa alla base, ponendo quindi le basi per un ragionamento neo-malthusiano sulle risorse;
c) la Shut-In Economy e il paradigma del distanziamento sociale, traggono le conseguenze da queste premesse per organizzarle in una società trans-umanista in cui:

  • la scienza sanitaria domini sulla politica in quanto latrice di verità assoluta;
  • la telematizzazione e le misure di bio-tracciamento tolgano all’uomo e alle sue relazioni sociali – ormai insostenibili rispetto alle risorse disponibili – il ruolo di telos della storia;
  • l’apparato tecnologico-macchinico che garantisce tutto questo, assurga a orizzonte finalistico della riproduzione del sistema sociale.

https://www.controinformazione.info/stato-deccezione-strategie-diverse-ma-unica-lideologia-per-la-trasformazione-in-atto/

Etimologie

Un mondo che è nato agli inizi degli anni ’70, in contemporanea con lo sviluppo dell’ideologia neo liberista e che fu tenuto a battesimo da Richard Nixon quando decise la sospensione della convertibilità del dollaro in oro: fu allora che venne meglio definita la struttura su cui ancora regge l’ occidente, ovvero un mondo con il dollaro come moneta di riferimento, gli Usa come azionista determinante nel sistema G8 e la lingua inglese come quella ufficiale.

Quest’ultima cosa ha avuto un bel peso nel favorire l’adozione della post verità come strumento di governance e di educazione intellettuale: noi siamo abituati a concepire la verità come riferimento corretto a fatti o eventi e la parola stessa, attraverso il latino, deriva dalla radice sanscrita  “vrtta” ossia,  fatto o accadimento, mentre la parola inglese Truth  deriva dal protogermanico “treuwaz” che significa fede e/o fedeltà a qualcosa. In tedesco vivono entrambe le radici ovvero Wahrheit che allo stesso valore di vero fattuale e Treue che significa fedeltà, ma in inglese  le due cose si sono sovrapposte e la verità implica in sublimine lealtà verso qualcosa che può essere una scuola di pensiero, un regime politico, un clan, un’educazione, una tesi ufficiale, un’ideologia, una standardizzazione o anche un insieme di regole, insomma qualcosa di molto diverso se non diametralmente opposto a ciò che noi semanticamente intendiamo. Tanto che nel gergo politico americano un’espressione “truth squad”, ovvero squadra della verità è piuttosto comune.  Non stupirà sapere a questo punto che anche l’espressione fake news ha più il significato intrinseco di notizia sleale che di notizia falsa. Fake è infatti un lemma che nasce nello slang della criminalità londinese alla fine del ‘700, modellato su feague a sua volta derivato dal tedesco fegen, che in sostanza vuol dire cancellare. Insomma più che false notizie vuol dire notizie da cancellare. E non si può notare come l’etimologia corrisponda esattamente a questa dinamica che si vorrebbe nascondere: notizie da cancellare perché sleali vero una narrazione ufficiale.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/04/24/epidemia-e-post-verita/

Legge marziale

Oltre a queste misure ci sono molti metodi di controllo e schedatura mediante strumenti innovativi come Skinet ed altre applicazioni tecnologiche che permettono di individuare gli evasori della misura di quarantena.
Non escluso l’utilizzo di droni volanti che possono identificare le persone che contravvengono ai divieti, telecamere che tracciano i movimenti, registrazione e controllo degli spostamenti di ogni persona mediante smartphone, carte di credito, tessere magnetiche ed altro. In aggiunta a questo ci sono la facoltà del governo di espropriare alberghi e strutture private per fornire alloggi provvisori per i soggetti in quarantena e il reclutamento obbligatorio di personale sanitario.
Il punto vero è quello di determinare se, quando tutto sarà finito, il governo accantonerà semplicemente queste tecnologie e sistemi o piuttosto se il controllo non verrà normalizzato.
Facile pensare che accadrà in modo analogo a quanto si era disposto per le misure di sicurezza imposte dopo l’11 Settembre negli aeroporti. Da misure eccezionali, i controlli a scanner, i metal detector, i divieti di portare liquidi, le ispezioni corporali, ecc.. sono divenute ormai misure ordinarie standard valide per tutti i viaggiatori.
Lo stesso sarà per le misure adottate in occasione del Coronavirus.

2) Un grande business per Big Pharma e l’OMS
Non è difficile scommettere su chi trarrà beneficio dal clima di emergenza determinato dall’epidemia: ovviamente i benefici andranno all’OMS e alle grandi corporation dei farmaci. . L’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero l’organismo delle Nazioni Unite ha il compito di dirigere la salute internazionale e guidare la risposta alle preoccupazioni per la salute globale, l’OMS accresce sempre il suo potere sulla scia di ogni crisi.
Vale la pena osservare i precedenti che hanno riguardato l’epidemia di influenza suina e la diffusione del virus di Ebola , come anche la zika (il “vengue” in centro America) trasmessa da zanzare, allora l’OMS era guidata dal direttore generale Margaret Chan. Accadde proprio sotto il controllo di Chan, ricordiamo, quando l’OMS aveva dichiarato che l’epidemia di influenza suina del 2009 era una “pandemia globale”, una mossa che aveva innescato automaticamente miliardi di dollari di acquisti di vaccini da parte di vari governi. Si trattava di una palese speculazione finanziaria, tanto che, persino il Consiglio d’Europa è stato costretto a notare che i membri del consiglio dell’OMS che avevano fatto la dichiarazione di pandemia erano anche seduti nei CDA delle grandi case di produttori di vaccini che avrebbero beneficiato di quella decisione.
Come gli osservatori hanno rilevato, per il Covid-19, l’OMS sta giocando la mossa della dichiarazione di pandemia, sembra però che questa volta la sua motivazione è esattamente l’opposto. Nel 2017, la Banca mondiale ha emesso un’obbligazione da $ 425 miliardi a sostegno del suo meccanismo di finanziamento di emergenze pandemiche. Questo spiega , come alcuni dicono , perché l’OMS stia rifiutando di chiamare il coronavirus una pandemia, nonostante ne soddisfi abbastanza chiaramente i criteri. Dichiarare il Coronavirus un pandemia prima della scadenza delle obbligazioni, farebbe rimettere agli investitori il valore delle emissioni.

Tedros Ghebreyesus OMS

Attualmente chi dirige la OMS è un tal Tedros Adhanom Ghebreyesus, un politico e accademico etiope che, come osserva l’analista William Engdahl , è il primo direttore generale dell’OMS che non è neppure un medico. Questo Tedros è un biologo laureatosi ad Asmara, in Eritrea, dove ha ricoperto un ruolo pubblico come ministro della Salute sotto il regime di Mengistu e poi sotto la direzione del Primo Ministro Meles Zenawi.
Tedros ha avuto la fortuna di entrare in collaborazione con i Clinton e con la “Clinton Foundation” e la sua “Clinton HIV / AIDS Initiative” (CHAI). Come non bastasse ha anche sviluppato una stretta relazione con la Fondazione Bill e Melinda Gates. Come ministro della sanità, Tedros avrebbe anche presieduto il Fondo globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, che è stato co-fondato dalla Fondazione Gates. Tale Fondo globale è stato contrassegnato da scandali di frode e corruzione . Non è un caso che queste fondazioni sono i maggiori donatori dell’OMS e sono collegati ai complessi del Big Pharma dove si stanno elaborando gli studi per immettere sul mercato i primi vaccini contro il Covid-19.
Quello sarà un business da miliardi di dollari dove tutti i governi si stanno mettendo il lista per prenotare gli acquisti. Si può immaginare il profumo di miliardi che si respira negli uffici dell’OMS dei suoi addetti che non risulta siano dei “buoni samaritani” delle medicina internazionale.
Per non parlare di un altro effetto non secondario che la pandemia globale offre ai governi: un buon pretesto per militarizzare la Sanità Pubblica.
I governi possono, sulla base dell’emergenza, emanare leggi che consentirebbero loro di instaurare la legge marziale in caso di pandemia globale. Questo consentirebbe loro di mettere in quarantena e incarcerare i cittadini sospettati di infezione e permetterebbe al governo di somministrare qualsiasi farmaco (comprese le vaccinazioni) ritenuto necessario per arrestare la diffusione dell’infezione.

Controlli sanitari e di sicurezza

Non è una pura ipotesi ma è alla base di un progetto già inserito nella legislazione USA, si chiama “The Model State Emergency Health Power Act”. Si tratta di un atto legislativo che è stato redatto dal Center for Disease Creation (CDC). Il progetto conferisce al governo il potere di mettere in quarantena, obbligare alla vaccinazione obbligatoria e mobilitare i militari per aiutare ad attuare le procedure di emergenza ritenute necessarie per contenere l’epidemia.
Oltre a questo sarà possibile perseguire ed incriminare tutti coloro che diffonderanno notizie false o atte a turbare l’ordine pubblico e, in questa perifrasi, è contenuta qualsiasi forma di dissenso dalle misure di emergenza che potrà essere interpretata a discrezione dell’autorità.
Non sembra già in buona parte lo scenario a cui stiamo assistendo in questi giorni in Italia?
Attualmente anche la Gran Bretagna, la Francia, gli Stati Uniti e altri paesi stanno rispolverando i loro piani di emergenza e si stanno preparando per entrare nel sistema della legge marziale per “esigenze sanitarie” , naturalmente solo per quelle e, se lo dicono i governi al servizio della elite, ci possiamo ben credere.

https://www.controinformazione.info/covid-19-una-occasione-unica-per-le-misure-di-emergenza-e-di-controllo-sociale/

San Giorgio

Mi accorgevo adesso che https://terzapaginainfo.wordpress.com/ ha compiuto dieci anni, la fonte primaria per la sua ispirazione sono sicuramente state le canzoni di Giorgio Gaber:

Caro amico sei messo male
sei vittima di un tempo un po’ sbagliato
un tempo dove tutto si è appiattito
dove ciò che aveva un senso si è deteriorato

E se ti viene qualche idea geniale
buttala via
perché qualsiasi comportamento
ci ha già il suo riferimento all’idiozia

Non è più il momento di fare lunghe discussioni
di fare ipotesi sociali o confessioni personali
non è più il momento di fare inutili teorie
né di cantare una canzone né di comprarsi un cane

Non è più il momento di fare tristi seminari
di scrivere sui muri non ha più senso neanche la follia
non è più il momento di dedicarsi ad una donna
o a qualcos’altro di importante non è più il momento per niente

In mezzo a tanta confusione
sono affogate le tue idee
e come chi è stato tradito da una donna per bene
tu ora pensi che tutte le donne siano puttane

Razza già finita senza neanche cominciare
razza disossata già in attesa di morire
no non fa male credere
fa molto male credere male

Però fa un certo effetto ritrovarsi a ricordare
e più che altro a dire che era molto meglio qualche anno fa

Non è più il momento di generose aggregazioni
di noiosissime riunioni né di analisti né di fantasia
non è più il momento di aver fiducia nei contatti
di ritentare la comune e di dare del tu a tutti

Non è più il momento c’è solo un po’ di nostalgia
stava per nascere qualcosa la nostra rabbia era allegria
per tenerci in vita ci bastava una cazzata
non si sa perché improvvisamente non è più il momento per niente

Quella magnifica illusione non era mica un’idiozia
e tu che sei stato tradito nella tua aspirazione
ora pensi che tutte le idee siano coglione

Razza già finita senza neanche cominciare
razza disossata già in attesa di morire
no non fa male credere
fa molto male credere male

No non fa male credere
fa molto male credere male

A 80 anni dalla nascita le sue canzoni hanno anticipato i nostri tristi tempi dandoci la chiave per affrontare un futuro distopico.

Giorgio Gaber è morto a Camaiore il primo gennaio 2003.

L’infinito

ROBERTO VECCHIONI – L’INFINITO (CD)

Disponibile anche in Edizione Deluxe con il saggio “Le parole del canto. Riflessioni senza troppe pretese” e Vinile Limited Edition

A distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro discografico (“Io non appartengo più” del 2013), il 9 novembre esce “L’infinito”, il nuovo album di Roberto Vecchioni, prodotto da Danilo Mancuso per DME e distribuito da Artist First.

Il lavoro racchiude 12 brani inediti, con musica e parole del Cantautore, sarà disponibile anche in edizione Deluxe arricchita dal saggio “Le parole del canto. Riflessioni senza troppe pretese” e in Vinile Limited Edition.
L’album contiene l’eccezionale ritorno sulla scena musicale di Francesco Guccini che, per la prima volta, duetta con Roberto Vecchioni nel singolo “Ti Insegnerò a volare”, ispirato al grande Alex Zanardi, in radio dal 6 novembre.

Due padri della canzone d’autore si rivolgono alle nuove generazioni, in un periodo in cui tutto si dissolve nella liquidità e nella precarietà culturale, invitandole a sfidare l’impossibile. La storia del campione è la metafora della “passione per la vita che è più forte del destino”.
Questo brano – racconta Vecchioni – si specchia direttamente in quella che è stata chiamata la “canzone d’autore” e che non c’è, non esiste più dagli anni ’70. In realtà l’intero disco è immerso in quell’atmosfera perché là è nato e successo tutto. Là tutto è stato come doveva essere, cioè immaginato, scritto e cantato alla luce della cultura, semplice ed elementare oppure sottile e sofisticata, ma comunque cultura. Forse per questo Francesco Guccini (che ho fortemente voluto nel mio disco per quello che rappresenta, e lo ringrazio ancora di esserci stato), ha scelto di cantare con me”.
Un passaggio di testimone per una nuova “resistenza” che sceglie mezzi analogici: solo cd e vinile senza piattaforme streaming e download, una scelta coerente al progetto discografico che indica la volontà di non trattare la musica come prodotto di consumo veloce, scaricabile con un click, di non decontestualizzare l’ascolto del singolo brano, parte integrante della narrazione che tiene insieme ritratti diversi, da Alex Zanardi a Giulio Regeni, dalla guerrigliera curda Ayse a Leopardi, che l’autore accomuna nell’amore per la vita.

Un album manifesto, “non 12 brani  – come spiega Vecchioni – ma un’unica canzone divisa in 12 momenti”,  in una dimensione temporale verticale che rinvia al tema dalle suggestioni letterarie:  la necessità di trovare l’infinito al di qua della siepe, dentro noi stessi.

L’album è il frutto della collaborazione di un team d’eccezione, Lucio Fabbri (produzione artistica): pianoforte, piano elettrico, organo Hammond, violino,  viola, fisarmonica, basso elettrico e chitarra elettrica; Massimo Germini: chitarra classica e acustica, chitarra 12 corde, mandolino, bouzouki, ukulele, liuto cantabile; Marco Mangelli: basso fretless; Roberto Gualdi: batteria e percussioni.

TRACKLIST

01. Una notte, un viaggiatore
02. Formidabili quegli anni
03. Ti insegnerò a volare (Alex)
04. Giulio
05. L’infinito
06. Vai, ragazzo
07. Ogni canzone d’amore
08. Com’è lunga la notte
09. Ma tu
10. Cappuccio rosso
11. Canzone del perdono (non presente nel Vinile)
12. Parola

https://musicfirst.it/roberto-vecchioni-l-infinito/43965-roberto-vecchioni-l-infinito-cd-8051160972296.html

Il senso della fine e la fine del senso

… La frase apparsa su Vulture ricorda un passaggio de La società dello spettacolo di Guy Debord: l’insoddisfazione è diventata una merce. In questo caso la brandizzazione della distopia, pur presentandosi come narrazione massimamente politica, avrebbe così un effetto depoliticizzante.
Il senso del disastro imminente è strettamente connesso a un’esuberanza della capacità immaginativa. Immanuel Kant nel 1794 fa pubblicare sulla Berlinische Monatsschrift un piccolo saggio intitolato La fine di tutte le cose. Il filosofo tedesco si chiede, tra le varie riflessioni intorno al tema della fine, perché gli uomini di ogni cultura e di ogni luogo si aspettino una fine del mondo e siano, per di più, inclini a pensarla in termini terribili. «L’idea di una fine di tutte le cose non trae la sua origine da ragionamenti relativi all’ambito fisico, ma da riflessioni sul corso morale delle cose di questo mondo». La corruzione del genere umano, evidenziata da segnali mondani come l’ingiustizia crescente tra ricchi e poveri, non può avere che una fine drastica. Il mondo dura finché gli esseri razionali sono «all’altezza dello scopo finale della loro esistenza». Altrimenti, il mondo sarebbe come un’opera teatrale senza conclusione. L’intento di Kant è trasformare la fine di tutte le cose nel fine di tutte le cose: vale a dire il senso della fine, che trascende la nostra esperienza, è un ente di ragione che ci spinge a rendere morale lo scopo finale della nostra esistenza. È la fine come completamento della maturità dell’umanità, vale a dire il momento in cui l’uomo riesce, tramite la ragione pratica, a mettere un freno alla sua opulenza e all’egoismo. Oggi siamo consapevoli di qualcosa di più. La “corruzione del genere umano”, per dirla con Kant, sconfina nel mondo fisico e diventa una variabile causale dei cataclismi. Le forme sociali tramite cui abitiamo il pianeta stanno avendo una diretta influenza sull’ecosistema alterandolo a livello fisico, chimico e biologico. L’homo sapiens per la prima volta è diventato un agente geologico, una variabile ingombrante nella complessità del globo. Com’è noto, secondo una parte della comunità scientifica, sulla scia di un fortunato testo del chimico Paul Crutzen, la nostra era geologica andrebbe rinominata Antropocene.
Cinque estinzioni di massa si sono succedute sulla terra in 540 milioni di anni. Il motivo principale è stato quasi sempre l’aumento di carbonio nell’atmosfera. Secondo alcuni ricercatori, come Daniel Rothman, geofisico al MIT di Boston, siamo all’inizio di un processo che nel giro di 100 anni potrebbe portare alla sesta estinzione di massa.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61555

Canto di Natale

Diverso è l’esito. Quasi due secoli dopo il Canto, la redenzione pare una vaga illusione, la tensione morale si è dileguata, molti altri Ebenezer Scrooge hanno conquistato potere e preteso di assurgere a modelli. Oggi ci è difficile commuoverci dinanzi al vagare incessante degli Spiriti natalizi del Canto, o al destino di coloro che, perdute in vita le occasioni di gioia, subiscono la condanna dell’oblio. Nessuno si ricorderà di loro, nessuno piangerà la loro morte, fa dire Dickens ai suoi personaggi. La vita è un passaggio in cui le buone azioni fanno guadagnare l’eternità dell’anima, ma anche quella eternità minore fatta di ricordo e compianto. Evidente il paragone con Ugo Foscolo, ma lo scrittore inglese era comunque un credente. Costringe Scrooge a tirare le somme dei propri errori, il passato genera nostalgia per le occasioni perdute, il presente dimostra la sterilità di una vita senza il conforto dello spirito, il futuro prospetta una morte solitaria e la dannazione. Il Canto di Natale è, alla fine, un’opera cristiana.

Per questo, temiamo che non sia più in grado di scuotere gli animi, emozionare e cambiare la vita, al tempo di altri gelidi Scrooge, della partita doppia in formato digitale, di nuove e vecchie schiavitù. La catena di Jakob Morley imprigiona milioni di uomini e donne, irriconoscibili come gli avari nell’Inferno dantesco, resi tali dal carattere immondo del loro peccato. Ma il Male è stato abolito, anzi invertito, il peccato è una vecchia favola per impaurire i bambini, Ebenezer Scrooge è un eroe del nostro tempo. Il Canto di Natale è un ritornello su cui pagare i diritti d’autore e la catena dell’avidità è la corona più ambita.

ROBERTO PECCHIOLI         

Alleluia: l’anno 2018 finisce in gloria. Il Financial Times elegge uomo dell’anno nientemeno che George Soros, l’arcimiliardario finanziere di origine ungherese quasi novantenne. Il quotidiano londinese è la voce del potere finanziario internazionale apolide, di proprietà della Nikkei, la società giapponese che controlla la Borsa di Tokyo. E’ considerato universalmente “autorevole” e “prestigioso”. Potremmo anzi dire che i due aggettivi stanno alla Bibbia economica della City esattamente come il bravo medico è un luminare, il relatore di tesi di laurea chiarissimo professore e il collega esperto è eminente.

Pensateci

Aaron Swartz (Chicago, 8 novembre 1986New York, 11 gennaio 2013) è stato un programmatore, scrittore e attivista statunitense, coautore della prima specifica del RSS e delle licenze Creative Commons.[1] Ha finanziato Reddit e il gruppo di attivismo online DemandProgress. Faceva anche parte dell’Ethics Center Lab[2] dell’Università di Harvard. Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR.

Partì subito un’indagine da parte dell’FBI sulla base delle accuse di JSTOR, basate sul fatto che si trattava di contenuti accessibili solo a pagamento. Solo in seguito, per decisione della stessa JSTOR, concessero la consultazione gratuita del materiale scritto entro il 1923. Aaron Swartz è stato trovato privo di vita nel suo appartamento newyorchese di Crown Heights, nel quartiere di Brooklyn, venerdì 11 gennaio 2013.[4] 
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Morris Kline, a proposito della scomparsa del mondo greco, in relazione alla distruzione della biblioteca di Alessandria, nota:[10]

«Dal punto di vista della storia della matematica l’avvento del cristianesimo ebbe conseguenze sfortunate. I capi cristiani, sebbene avessero adottato molti miti e usi greci e orientali con l’intento di rendere il cristianesimo più accetto ai convertiti, si opposero alla cultura pagana mettendo in ridicolo la matematica, l’astronomia e la fisica. Ai cristiani era vietato contaminarsi con la cultura greca. Nonostante la crudele persecuzione dei Romani, il cristianesimo si diffuse e diventò così potente che l’imperatore Costantino (272-337) fu costretto ad adottarlo come religione ufficiale dell’impero romano. I cristiani erano ora pronti a distruggere in maniera ancora più accentuata la cultura greca. L’imperatore Teodosio proscrisse le religioni pagane e, nel 392, ordinò la distruzione dei templi greci. Molti di essi vennero trasformati in chiese, pur continuando spesso a ornarsi di sculture greche. I pagani vennero attaccati e assassinati in tutto l’impero. La sorte di Ipazia, una matematica alessandrina di fama, figlia di Teone di Alessandria, è il simbolo della fine di un’era. Per essersi rifiutata di abbandonare la religione greca, cristiani fanatici la aggredirono nelle strade di Alessandria e la fecero a pezzi.

I libri greci venivano bruciati a migliaia. Nell’anno in cui Teodosio bandì le religioni pagane i cristiani distrussero il tempio di Serapide che racchiudeva ancora l’unica grande raccolta esistente di opere greche. Si ritiene che siano stati distrutti 300.000 manoscritti. Molte altre opere scritte su pergamena vennero cancellate dai cristiani in modo da poter usare essi stessi la pergamena per i propri scritti. Nel 529 l’imperatore romano d’Oriente Giustiniano chiuse tutte le scuole filosofiche greche, compresa l’accademia platonica. Molti studiosi greci lasciarono il paese e alcuni, come ad esempio Simplicio, si stabilirono in Persia.»

Morris Kline, Mathematical Thought from Ancient to Modern Times, Oxford University Press, 1972, pp. 211-213 della traduzione italiana Einaudi.

 

Breviario di vita quotidiana

Fiere letterarie, feste del racconto, fiera delle parole… in questo paese,  in cui nessuno legge,  le vetrine per gli acquisti si moltiplicano come funghi in questa stagione.

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