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redazione bondeno.com

Valutazione scolastica: la teoria

Si fa qui riferimento soprattutto a un archivio nazionale, al momento inesistente,disponibile per chiunque avesse interesse a consultarlo, contenente informazionisui risultati scolastici in termini di conoscenze e abilità apprese e sui percorsi, me-todologie e organizzazione che li hanno prodotti. La disponibilità di un tale archivioconsentirebbe inoltre di confrontare i dati di una classe con quelli di gruppi più al-largati appartenenti alla stessa popolazione studentesca. È la dimensione collettivasu ampia scala, infatti, che permette di identificare le incoerenze e la praticabilitàdei progetti curricolari, e di aggiustare, per esempio, gli stessi programmi scolastici al fine di renderli più adeguati all’età e ai saperi degli studenti. Ciò presuppone però la disponibilità di “banche dati” relative a prove, a esiti formativiche non siano direttamente legati a specifici itinerari didattici ma che tuttavia potrebbero costituire un valido parametro di riferimento per i docenti, utile anche pe riflettere sull’andamento degli effetti degli itinerari realizzati. La documentazionecostituisce anche un elemento che accresce la trasparenza verso l’esterno della qua-lità della scuola e del progetto educativo del circolo/istituto, e consente ai cittadinila possibilità di fornire un valido apporto per un miglioramento degli interventi formativi.
La valutazione in dieci fotogrammi
(Giovannini, M. L.,)
Note
1. M. Pellerey,
La valutazione diagnostica dei processi cognitivi e metacognitivi,
inAA.VV.,
La valutazione nella scuola media
 , «Studi e Documenti degliAnnali della Pubblica Istruzione», 1993, pp. 278-294.2. A. Hargreaves, M. Fullan,
Understanding Teacher Development,
Teachers Col-lege Press, 1991.3. L.S. Vygotskij,
Storia dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori e altriscritti,
tr. it., Firenze, Giunti-Barbera, 1974, e anche dello stesso autore
Pensieroe linguaggio,
a cura di L. Mecacci, Bari, Laterza, 1990.4. B. Vertecchi,
Decisione didattica e valutazione,
Firenze, La Nuova Italia, 1993, p.88.5. Al fine di evitare la sovrapposizione delle operazioni della misurazionecon quelle della valutazione vera e propria, Gattullo ha proposto di utilizzareil termine
controllo
quale complesso delle operazioni; cfr. in particolare M.Gattullo,
Didattica e Docimologia. Misurazione e valutazione nella scuola,
Roma,Armando, 1967.
in  Un po’ di storia della valutazione scolastica:a cura di Guido Benvenuto e Andrea Giacomantonio, p.39

Igienismo

La presunta “crisi” causata dal Covid ha permesso il dispiegamento di un arsenale sanitario, ma soprattutto emotivo e mediatico alla cui base si trova un meccanismo ricattatorio e colpevolizzante: “la gente muore perché tu non metti la mascherina”. Derogare ai capricci normativi della dittatura sanitaria è non solo un reato, ma prima di tutto un peccato.

Lo Stato terapeutico e igienista è il vettore dell’asepsi della vita sociale, l’ambizione a eliminare ogni rischio, ogni malattia, ogni contaminazione e, in definitiva, la morte. Le facce intabarrate nel tessuto sono una negazione delle relazioni umane, il volto dell’altro diventa irriconoscibile e la comunicazione perde la sua immediatezza.

Le norme anti-Covid sono la perfetta prosecuzione (e il completamento) del rapporto ossessivo che la nostra società intrattiene col corpo e che si esprime mediante diete fanatiche, chirurgia estetica, allenamento sportivo e fissazioni su difetti fisici immaginari.

L’egoismo che innerva ogni forma di salutismo è esploso. Si preferisce sacrificare la vita relazionale a vantaggio della propria vita biologicaSeppellirsi in casa è diventato più desiderabile di una vita all’aria aperta. L’isteria che circonda il virus è sintomo di un forte e malsano timore della realtà, che si esprime nella volontà, come già detto, di schedare, tracciare e sanificare.

L’igienismo è anch’esso un’espressione del progressismo: il sogno di un mondo senza conflitti, persino senza quelli tra i batteri e il nostro sistema immunitario. Un mondo dove non esistono ombre, in cui è possibile ricostruire ogni movimento. Le élites transnazionali che detengono le leve del potere politico, economico e mediatico hanno paura dei popoli, soprattutto dopo l’ascesa di Trump e dei populismi, e il miglior modo per rendere qualcosa meno spaventoso è dominarlo. Hanno inculcato al popolo il terrore del virus cinese, sobillando la paura a derogare alle norme, minacciando ecatombi, diffondendo immagini di malati e così via. Il Coronavirus è uno specchietto per allodole.

La crisi sanitaria farlocca è un’accelerazione verso un futuro di individui dall’espressività facciale mutilata dalla mascherina, chiusi in casa, soli, gonfi di ansie, ripiegati sulle proprie paure, con scarse occasioni mondane, ridotte possibilità di incontrare l’altro sesso le cui uniche relazioni avvengono per procura, tramite dispositivi digitali.

Il progresso avanza ed è lo zero assoluto di una vita sociale e pienamente umana.

SEPPELLITI IN CASA – L’IGIENISMO, IL PROGRESSISMO E LA DITTATURA SANITARIA (di Davide Cavaliere)

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-igenismo-il-progressismo-e-la-dittatura-sanitaria

L’amore al tempo di Tinder

Ghosting è il termine che definisce l’attitudine a diventare fantasmi, sparire, smettere di rispondere a messaggi e mail. L’abbandono avviene per interruzione improvvisa, anzi per disconnessione: indifferenza all’ennesima potenza. E’ l’era di Tinder e delle “app” simili, piattaforme di incontri in cui la percentuale di continuità nella relazione è dell’1,6 per cento, secondo i dati forniti dagli stessi gestori. Nichilismo puro, ma l’ideale per chi è allergico all’impegno. Basta scorrere le fotografie, un clic e il gioco è fatto. Un altro clic e tutto sfuma, game over, come nei videogiochi.  Non siamo che pezzi di carne con gli occhi, al tempo di Tinder.

Esaurita la vita bohèmienne tanto cara ad artisti e letterati, basta con Pasolini, Valle-Inclàn e i mille altri che scoprirono la bellezza della scorrettezza e della protesta poetica. Oggi il loro impegno, i loro stessi eccessi sarebbero impensabili, e collezionerebbero migliaia di denunce dai chierici del politicamente corretto, offesi da parole, gesti, atteggiamenti di libertà sgraditi a questa o quella minoranza. Umoristi straordinari come Groucho Marx sarebbero in carcere e l’attrice simbolo del cinema muto, Mae West, verrebbe denunciata da gruppi femministi per l’allusione contenuta nella sua maliziosa domanda: Hai una pistola in tasca o sei felice di vedermi? Il gioco verbale è condannato e sostituito da codici asettici, neutrali, un altro lato del potere dell’indifferenza.

L’indifferenza è un sentimento vile, volgare, che avvelena l’anima disseccandola. Nel secolo del Panopticon realizzato due secoli dopo il suo teorico, l’orrendo Jeremy Bentham, tutti contempliamo la vita degli altri tra uno sbadiglio e un momentaneo fiotto di passione. L’apatia, il rilassamento mentale, il divieto di dare un giudizio, distinguere, sono le sbarre della nuova prigione, gabbia di libertà solo apparenti.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-indifferenza-al-tempo-di-tinder

Tabula rasa

DIstrazione

Nel beneamato Occidente, alla plebe che ha sostituito il popolo, si dà invece una classica incultura. La cultura di massa nacque negli Stati Uniti dopo la prima guerra mondiale e oggi si diffonde a colpi di spettacoli puerili in 3D, libri dementi, videogiochi stupidi o sadici, serie televisive per sordomuti, drugstore che distribuiscono emozioni dolciastre, spettacoli selezionati dal clero secolare del sistema. Scriveva Theodor W. Adorno: la ripetitività, la ridondanza e l’ubiquità che caratterizzano la cultura di massa moderna tendono a automatizzare le reazioni e indebolire le forze di resistenza dell’individuo. L’’obiettivo del francofortese non era la denuncia, ma la costruzione di quello che Marcuse definì l’uomo a una dimensione, liberato dalla “personalità autoritaria.”
La cultura in cui siamo immersi ha voltato le spalle al suo immenso patrimonio. Che si tratti di Lady Gaga, dell’ultimo successo editoriale, del jazz, del rap, della pittura contemporanea o dei film di cassetta, nulla è frutto del caso. Questa cultura, osservava già Lev Tolstoj, non è più cristiana, non è più radicata nella storia di un popolo o in un suolo; è legata al condizionamento di massa, astratta e massificata, ha fini e obiettivi precisi, globalizzati, rintracciabili attraverso la storia della letteratura contemporanea e del cinema. La musica moderna deve farti impazzire, ordinò Adorno. L’inquinamento acustico serve a distruggere la personalità umana. Plutarco evoca il terrorismo sonoro dei Parti prima della battaglia di Carre, i cui rumori misero in crisi le truppe romane. Il cinema di Stanley Kubrick ha molto insistito sull’importanza dei rumori e della musica.
Il jazz è stato creato ai tempi di George Gershwin e ha sostituito gli spirituals della popolazione di colore, contribuendo alla scristianizzazione dei neri d’America. Per il ruolo del rock, basta al giudizio la devastante biografia dei suoi protagonisti, mentre il rap ha accompagnato milioni di giovani dei ghetti sui marciapiedi della dipendenza, della droga, dell’autodistruzione.
https://www.controinformazione.info/la-cultura-moderna-arma-di-distruzione-di-massa/

Il diavolo probabilmente

Diceva l’esponente della rivoluzione conservatrice Arthur Moeller Van Den Bruck che la democrazia è la partecipazione di un popolo al suo destino. Non c’è popolo, non c’è destino nella fuga, nel riflusso, in un individualismo e in una sfera privata che la nostra epoca non permette. Ma un popolo ha un destino se si considera tale, se possiede il senso di se stesso. Quindi, basta con l’accettazione difensiva della narrazione altrui.

Non esiste un mondo a misura unica, assurdo considerarsi cittadini del mondo. La stagione migliore della destra è stata sempre all’insegna dell’amore della libertà come opportunità e responsabilità. Dunque, bisogna dare battaglia sul terreno delle leggi liberticide. Non ci possono essere parole, convincimenti, giudizi proibiti: solo la violenza va espulsa dal terreno pubblico. La spiritualità, la religione non sono fatti privati, come vuole la liturgia liberale, ma elementi costitutivi della condizione umana. La famiglia naturale è quella aperta alla vita, formata da uomo e donna, secondo il progetto di natura e biologia, fatto salvo il diritto degli adulti consenzienti di comportarsi come credono tra le lenzuola. I sessi sono due, non quattro, sette o ventidue. Gli uomini sono diversi tra loro per capacità, volontà, etnia razza: uguale è la dignità iniziale dell’essere umano. Le comunità che essi formano a partire dall’ appartenenza territoriale, culturale, linguistica, etnica, spirituale meritano di essere conservate e trasmesse alle nuove generazioni. La convivenza tra gli uomini non può essere regolata solo da norme contrattuali, La realtà esiste, è oggettiva e la natura supera la cultura: dunque l’uomo e la sua tecnica non sono padroni della vita, non possono decidere autonomamente al posto della biologia. Esistono alcune invarianze che diventano principi etici naturali, iscritti nel cuore dell’uomo.

Il legato culturale che possiamo attribuire alla destra è immenso: perché sprecarlo, barattarlo con la sola legge del denaro e del mercato? Soprattutto, perché la destra (politica) ha tanto fastidio per la cultura, ovvero per la diffusione della conoscenza, se uno dei suoi principi è (era?) la continuità, la volontà di trasmettere qualcosa? L’eredità non è un elenco di beni materiali da trasferire in proprietà, previo pagamento di un’imposta. Scriveva Tocqueville che il grado di libertà di una nazione può essere giudicato sulla base delle norme in materia di successione. Questo è senza dubbio vero se il criterio discriminante è l’avere, la materia. La destra ha sempre creduto più nell’essere che nell’avere, tenendosi a distanza dal materialismo. Almeno un tempo, prima di chiudersi nella gabbia liberale, che confonde ben-essere con ben-avere, merci, ossia prodotti, con beni, ciò che serve alla vita.

Disfacendosi del suo legato, ha offerto praterie immense della cultura agli avversari, trincerata nei listini di borsa e nella mistica dell’impresa. Ricordate le tre I di Berlusconi, Internet, impresa, inglese? Una penosa confusione tra mezzi e fini, la volontà di sciogliersi nell’indefinito globale a partire dalla lingua, le nuove tecnologie come scopi anziché mezzi con cui vivere meglio, conoscere di più, riflettere con cognizione di causa. Storia vecchia, purtroppo: l’egemonia sulla cultura, compresa da Antonio Gramsci come conquista progressiva delle coscienze, penetrazione nel profondo della comunità, è stata la chiave della sconfitta storica della Dc. Controllava le casse di risparmio e le camere di commercio, ma intanto il senso comune correva altrove, la società civile cambiava inesorabilmente i suoi principi.

DESTRA DEL DENARO; SINISTRA DEI COSTUMI. IL DIAVOLO, PROBABILMENTE.

Dove va la scienza medica?

La medicina occidentale moderna è pertanto una medicina materialista, meccanicista, riduzionista, che non vede l’uomo nella sua totalità ed è quindi incapace d’inquadrare la dialettica salute/malattia nella giusta prospettiva. Un esempio pratico basterà a chiarire il concetto. Un uomo, ammalato di cancro in fase avanzata, e dato per spacciato dai medici, decide di curarsi da sé e si rivolge a un bravissimo naturopata, seguace del compianto iridologo Luigi Costacurta, a sua volta seguace del medico cileno Manuel Lezaeta Acharan. Rifiutando la chemioterapia e curandosi solo con prodotti e metodi naturali, ottiene di far regredire il tumore, tanto che i medici dell’ospedale quasi non credono al suo miglioramento. E tuttavia, ecco il punto, nessuno gli chiede cosa abbia fatto, o non fatto, nei mesi durante i quali l’hanno perso di vista; nessuno di essi manifesta la minima curiosità di sapere come si è curato. Il sapere è figlio della curiosità, ma  pare che questa sia un oggetto sconosciuto presso i medici occidentali moderni. La sola spiegazione che hanno dato del fenomeno è stata che, ogni tanto, in casi statisticamente molto rari, avviene una regressione spontanea del tumore: e tanto ad essi basta. Non sono interessati a saperne di più; non  hanno nulla da imparare oltre a ciò che hanno studiato all’università e che c’è scritto nei loro manuali diagnostici. Inutile dire che in questo modo la scienza smette di progredire e si fossilizza. Dove essa avrebbe potuto arrivare, compresa la sua branca medica, se si fosse liberata di questa presunzione autoreferenziale?

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/dove-va-la-scienza-medica-di-cui-siamo-tanto-fieri

Il senso della vita

Angelo Morbelli, a partire dal 1883 i temi pittorici di Morbelli si orientano verso l’interpretazione della realtà. In particolare cominciò a rappresentare gli anziani ricoverati nel Pio Albergo Trivulzio  

La sospensione forzata di ogni attività avrebbe dovuto farci riflettere sul fatto che l’uomo è fatto per vivere in comunità, mentre i provvedimenti presi per “conte-nere” l’epidemia hanno esaltato il distanziamento sociale.

Il Movimento Comunità era un partito politico italiano di orientamento federalista, socialista e liberaldemocratico.[2]. Fondato in Piemonte nel 1947 per volontà dell’imprenditore progressista Adriano Olivetti, per simbolo aveva una campana adornata da un nastro con la scritta Humana Civilitas.

Leggetevi la sua storia su Wikipedia se volete capire quello che abbiamo perso…

Invece abbiamo preferito la strada del capitalismo (la ruota del criceto), così efficacemente anticipato da Duchamp nella sua opera “il grande vetro”, realizzata tra il 1915 e il 1923.

Futuro distopico

di Riccardo Paccosi

Dagli inizi degli anni ’10 del secondo millennio sino a oggi, abbiamo visto susseguirsi tre diverse narrazioni ideologiche:
a) l’austerity, che ha interrotto e invertito il processo di cetomedizzazione nelle società occidentali;
b) un nuovo ecologismo legato alle aziende della green economy e promosso da istituzioni sovranazionali come il FMI, incentrato principalmente sul tema dei consumi di massa (e quindi sul tenore di vita dell’ex-ceto medio);
c) la Shut-In Economy generata dall’emergenza pandemica, che riprende sia il tema austeritario che quello della sostenibilità.
Tre strategie diverse, un unico phylum ideologico.

File alle mense della Caritas

Il tratto comune, difatti, è rappresentato dalla necessità di un impoverimento di massa e dall’assumere lo stato di crisi permanente proprio del capitalismo a levatrici d’una nuova teleologia del mondo.
In sostanza:
a) l’austerity ha fatto assurgere lo stato d’eccezione – collegato a emergenze e crisi come il rischio default degli Stati – a condizione permanente;
b) il nuovo ecologismo neoliberale ha riportato all’insostenibilità non tanto dei modelli di accumulazione, quanto dei consumi di massa alla base, ponendo quindi le basi per un ragionamento neo-malthusiano sulle risorse;
c) la Shut-In Economy e il paradigma del distanziamento sociale, traggono le conseguenze da queste premesse per organizzarle in una società trans-umanista in cui:

  • la scienza sanitaria domini sulla politica in quanto latrice di verità assoluta;
  • la telematizzazione e le misure di bio-tracciamento tolgano all’uomo e alle sue relazioni sociali – ormai insostenibili rispetto alle risorse disponibili – il ruolo di telos della storia;
  • l’apparato tecnologico-macchinico che garantisce tutto questo, assurga a orizzonte finalistico della riproduzione del sistema sociale.

https://www.controinformazione.info/stato-deccezione-strategie-diverse-ma-unica-lideologia-per-la-trasformazione-in-atto/

Telescuola

E la dice lunga sul futuro la sperimentazione in atto con lo smartworking e la “telescuola” che fa rimpiangere i tempi beati del maestro Manzi, se si tratta di test che dimostrano chiaramente la volontà di praticare su larga scala la riduzione del contributo dell’intelligenza umana, della capacità di scelta e decisione, promuovendo isolamento, eclissi delle relazione che favoriscono riconoscimento identitario, di ceto e categoria, in modo da contrastare ogni possibile partecipazione al processo lavorativo, reprimere ogni istanza di interazione spontanea in quello di apprendimento, per non parlare nemmeno delle possibilità di tutelare interessi in forma collettiva.

Così è solo apparentemente paradossale che dopo che per anni pedagoghi, psicologi, moralisti hanno denunciato l’abuso di cellulari, pc, play station, giochi virtuali da parte dei minori, affidati alle varie baby sitter informatiche e elettroniche, adesso nello stato di eccezione, ma sempre più prevedibilmente in un domani, tutto concorra alla diffusione generalizzata dell’istruzione digitale, destinata a ridurre sempre di più il personale insegnante e a sviluppare sempre di più il ruolo dei genitori, senza nonni, chiusi nella propria abitazione per motivi sanitari fin dai 60 anni, come sostegno didattico, educativo e  di sorveglianza.

Sono le nuove frontiere delle privatizzazioni, le famiglie che non possono permettersi le scuole parificate, quelle straniere, hanno davanti a sé un futuro di confinamento, padri e figli, al desk, ammesso che possano permettersi pc, modem, rete, in quella nuova e originale istituzione totale chiamata casa, sempre che ce l’abbiano.

Tutti in galera