Informazioni su apoforeti

Unione Associazioni Culturali

Per voi giovani

Ovvio quindi che bisogna collaborare e anche ripensare un graduale ma deciso ritorno alla terra, non solo per la pura e semplice sopravvivenza ma anche per la tutela, salvaguardia del territorio e delle basi della vita. E speriamo che finalmente la si smetta di dire che non è realistico coltivare la terra e ripopolare le campagne.
Ma elenchiamo ancora una volta il perché è necessario e possibile.
1) L’Italia è strapiena di posti abbandonati e campagne che vanno in rovina e i luoghi sono così tanti che sono ormai molte le proposte degli stessi Comuni per fare ritornare le persone, anche dando contributi, vendendo le case a un euro, ecc. E spesso chi ne approfitta? Gli stranieri che apprezzano ben più di noi le nostre meravigliose ricchezze.
2) Anche in città è possibile creare le condizioni di resilienza diminuendo drasticamente gli sprechi e creando orti ovunque sia possibile; certo bisognerà smettere di cementificare per speculare producendo edifici vuoti ma invece ridare alla città spazi verdi e coltivabili. Del resto non stiamo dicendo nulla di fantascientifico, dato che ormai già varie città al mondo si stanno orientando in questa inevitabile direzione.
3) In Italia si continua a cementificare e ci sono milioni di alloggi vuoti e tantissimi sono proprio in zone di campagna; non si può certo dire che non ci sia posto.
4) Per avere una buona produzione agricola non servono chissà quanti ettari e coltivare la terra non è più il massacro di fatica che ci raccontano i nonni. Con le varie tecniche e conoscenze di agricoltura biologica e naturale di tutti i tipi che stanno nascendo come funghi,  la fatica si è ridotta di molto e le rese sono migliori dell’agricoltura chimica, soprattutto nei piccoli appezzamenti. Su questi aspetti si veda il bellissimo libro Abbondanza miracolosa che sfata tutti i falsi miti che dicono che l’agricoltura chimica sia più produttiva di quella biologica.
5) In Italia meno del 4% delle persone lavora nel campo agricolo e la stragrande maggioranza di questo 4% esercita una agricoltura di dipendenza totale dai combustibili fossili.  L’inversione di tendenza è quindi inevitabile se si pensa che fino agli anni sessanta (non mille anni fa), le persone impegnate in agricoltura erano il 30%.
In merito all’autosufficienza energetica, un paese pieno di sole, dalle potenzialità geoclimatiche immense, è agonizzante, ancora attaccato alla flebo dei combustibili fossili che generano costi, rischi enormi, inquinamento e ci tengono dipendenti dall’estero. Sarà il caso di cambiare rotta? Ognuno di noi può ridurre drasticamente gli sprechi a parità di confort e potenzialmente autoprodursi l’energia che gli serve e anche in città si possono fare moltissimi passi avanti in questa direzione. Quindi agendo così non solo ridurremmo dipendenza, inquinamento e spese ma daremmo da lavorare a milioni di persone nei settori che sono per noi vitali come quelli agricoli ed energetici.
Ritrovare poi il senso di comunità è la soluzione alla disperazione, solitudine, paura e senso di dipendenza. Ricostruire i legami comunitari significa anche far fiorire lo scambio, la conoscenza, la cultura e la resilienza cioè la capacità di reagire efficacemente a cambiamenti improvvisi. E tutto questo si può fare senza limitare le libertà di nessuno anzi esaltando la libertà, le qualità e l’intelligenza di ognuno.

I soldi, e le carte di credito potranno ben poco in situazioni di emergenza dove se non sai coltivare, se non sai produrti energia, rimani con i tuoi soldi in mano senza farci granchè. Puoi provare a mangiarli o ad accenderci un fuoco ma non si avranno grossi risultati.
E vista la situazione attuale, non sarà il caso di rivedere tutte quelle sicurezze che si stanno dimostrando totalmente illusorie e smettere di credere a coloro che ci dicono che bisogna crescere a tutti i costi? Ma quale crescita? Qui l’unica cosa importante che deve crescere sono le piante dei propri orti. Deve crescere la  collaborazione, l’aiuto reciproco, devono crescere le idee, le soluzioni affinché tutti si possa vivere dignitosamente, liberi, in pace, salvaguardando l’ambiente e i nostri simili.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/comunita-autosufficienza-ritorno-alla-terra-e-resilienza-questo-e-quello-che-ci-serve

Etimologie

Un mondo che è nato agli inizi degli anni ’70, in contemporanea con lo sviluppo dell’ideologia neo liberista e che fu tenuto a battesimo da Richard Nixon quando decise la sospensione della convertibilità del dollaro in oro: fu allora che venne meglio definita la struttura su cui ancora regge l’ occidente, ovvero un mondo con il dollaro come moneta di riferimento, gli Usa come azionista determinante nel sistema G8 e la lingua inglese come quella ufficiale.

Quest’ultima cosa ha avuto un bel peso nel favorire l’adozione della post verità come strumento di governance e di educazione intellettuale: noi siamo abituati a concepire la verità come riferimento corretto a fatti o eventi e la parola stessa, attraverso il latino, deriva dalla radice sanscrita  “vrtta” ossia,  fatto o accadimento, mentre la parola inglese Truth  deriva dal protogermanico “treuwaz” che significa fede e/o fedeltà a qualcosa. In tedesco vivono entrambe le radici ovvero Wahrheit che allo stesso valore di vero fattuale e Treue che significa fedeltà, ma in inglese  le due cose si sono sovrapposte e la verità implica in sublimine lealtà verso qualcosa che può essere una scuola di pensiero, un regime politico, un clan, un’educazione, una tesi ufficiale, un’ideologia, una standardizzazione o anche un insieme di regole, insomma qualcosa di molto diverso se non diametralmente opposto a ciò che noi semanticamente intendiamo. Tanto che nel gergo politico americano un’espressione “truth squad”, ovvero squadra della verità è piuttosto comune.  Non stupirà sapere a questo punto che anche l’espressione fake news ha più il significato intrinseco di notizia sleale che di notizia falsa. Fake è infatti un lemma che nasce nello slang della criminalità londinese alla fine del ‘700, modellato su feague a sua volta derivato dal tedesco fegen, che in sostanza vuol dire cancellare. Insomma più che false notizie vuol dire notizie da cancellare. E non si può notare come l’etimologia corrisponda esattamente a questa dinamica che si vorrebbe nascondere: notizie da cancellare perché sleali vero una narrazione ufficiale.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/04/24/epidemia-e-post-verita/

Panpsichismo

Credo che nei tempi lunghi della storia umana, ci siamo fatti suggerire dal mondo delle storie, e sono le grandi narrazioni mitologiche. Abbiamo creato, noi e il mondo insieme, una lingua.  Così, quando la montagna si spacca sotto la Corona della Sibilla,  invece di fare solo delle misurazioni Richter, potremmo ricordarci del suo ruolo di profetessa e chiederci cosa ci aspetta. Quando siamo davanti al fuoco spaventoso di Notre Dame e della Dea Iside, potremmo chiederci a quali avversari si oppongono queste Dee e perché. Quando vediamo la gente, ignara, che torna a correre per le strade di Eleusis, potremmo ripensare a quello che si celebrava nella notte sacra a Demetra e allora forse ci ricorderemmo l’inverno che calò sul mondo quando la Dea nutrice perse la figlia e lo sforzo che dovette fare Demetra per cercarla e far rinverdire il mondo.

Così forse capiremmo che il mondo fisico  ci parla nel linguaggio che insieme, noi e il mondo, abbiamo creato, quello dei miti della tradizione europea. Sicuramente in altre parti del mondo, antiche storie di luogo vengono rievocate per chi è in ascolto nei momenti di crisi, come potevano essere i recenti incendi spaventosi in Australia.

La posizione filosofica che vede l’intero cosmo fisico come dotato di un’interiorità psichica si chiama panpsichismo. Uno dei sostenitori di questa idea, Koch, dice, “Spesso incontro sguardi di incomprensione totale” e l’enciclopedia di filosofia Thomson-Gale (2006) inizia l’articolo sul panpsichismoo con queste parola: “Anche se il panpsichismo sembra ora incredibile alla maggior parte delle persone, è stato accolto in un modo o l’altro da molti pensatori eminenti sia nell’antichità che in tempi più recenti.”

La visione panpsichista è un’alternativa alla visione meccanicistica di Newton nella quale siamo tutti cresciuti. Personalmente, mi ha aperto gli occhi su queste possibilità il lavoro dell’ecofilofosa Freya Mathews, che fa un’indagine rigorosa e razionale della visione panpsichista e mostra la fragilità delle premesse della scienza moderna secondo cui il mondo è solo uno sfondo inerte per l’esistenza umana, invece di una presenza in sé comunicativa, capace di dialogare con noi.

Possiamo permetterci di rimanere ancora a lungo sordi ai richiami del mondo?

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-sibilla-demetra-iside-ma-e-ridicolo-no

L’Europa ripugnante

Se la civiltà è efficienza, la risposta è ovvia: tedeschi e olandesi sono più civili di spagnoli e italiani. Ma se la civiltà è il sentimento che modella la società, il centro che le dà forma, le cose stanno diversamente. In questa dicotomia tra efficienza (ragione strumentale, partita doppia, profitti e perdite) e sentimento (ragione morale, umanità, comunità) vi è tutto il conflitto tra due forme di civilizzazione. Affinché una società sia davvero civile, non è sufficiente che sia illuminata e tecnologicamente avanzata, serve comprensione reciproca tra i suoi membri, empatia, comunità. Quando Aristotele sottolinea la relazione tra l’emergere dei miti e la filosofia, afferma che la filosofia nasce dallo stupore, un sentimento che precede la ragione.  La gente ragiona su ciò che la attrae, che in precedenza ha generato un sentimento. Civiltà è, prima di tutto, prendere posizione.

Certo, il sentimento è solo un primo passo che la ragione deve valutare, perché, insegna la storia, non c’è nulla di più distruttivo del sentimento sbagliato. Ma quando scompare il sentimento che anima l’ascesa di una civiltà, la società si riduce a convivenza casuale in cui l’efficienza prevale su qualsiasi altro valore. Quindi, la civiltà può degenerare in barbarie come abbandonare gli anziani al loro destino perché, nell’impero dell’efficienza, l’età è un fattore determinante per il valore di una vita. Sono i sentimenti a collegarci con gli anziani e con i più giovani. Edmund Burke lo avvertì quando disse che quelli a cui non importa degli antenati non si preoccuperanno dei loro figli.

La perdita del sentimento porta al deterioramento delle relazioni umane. Da questo punto di vista, l’atteggiamento olandese è un fedele riflesso dell’uomo moderno, che, arrendendosi all’efficienza, decide di sacrificare gli anziani, freddamente, senza rimorsi o malizia. Dopotutto, la conoscenza della realtà materiale così com’è, senza valutare alcun principio, è conoscenza della morte. Non molto tempo fa la vecchiaia era ancora venerata come deposito di saggezza e legame con il passato, e salvaguardare gli anziani era segno di alta civiltà. Ora che la conoscenza è diventata universale e il passato è un onere irritante e sacrificabile, gli anziani sono identificati come una minaccia al mantenimento del benessere. Pochi se li caricano sulle spalle, conservando ancora abbastanza eroismo per non essere travolti dall’efficienza scientificamente programmata.

In questi giorni, tuttavia, stiamo osservando eventi sociologici apparentemente contraddittori. I tedeschi, di solito più riservati, escono su balconi e finestre per fraternizzare con i vicini, mentre gli italiani, così refrattari al distanziamento sociale, dimostrano una disciplina insospettata nell’ isolamento. Non è così strano. I tedeschi, di fronte a una concreta minaccia esistenziale, hanno sentito il bisogno di socializzare, mentre noi accettiamo il sacrificio perché sappiamo di tutelare noi stessi e gli altri. In entrambi i casi, ha prevalso il sentimento, unito a una dose di razionalità, o meglio di senso comune. E’ la civiltà millenaria dell’ ”animale sociale”, che sa di non potere vivere, sopravvivere ed essere felice da solo. Lo sapeva Aristotele già duemilacinquecento anni fa, ed è forse il senso profondo del “pensiero meridiano” del Sud Europa, evocato da Franco Cassano. Desta ripugnanza che non lo sappiano i civilissimi figli delle brume, reduci dall’avere affisso sulla porta della chiesa di Wittenberg le novantacinque tesi di Lutero, padre del soggettivismo, dell’efficienza individuale, della solitudine esistenziale, dell’etica “more geometrico” e del frigorifero dell’anima nordica.

L’articolo L’ EUROPA RIPUGNANTE. proviene da Blondet & Friends.

La rivoluzione industriale diventa patogena

di Claudio Risé – 24/03/2020 Fonte: La Verità

Jünger già nel suo inno ai lavoratori d’acciaio della scienza e della tecnica (che nella loro versione nazista non persuadevano neanche lui) aveva inserito alcuni avvisi, interessanti da rileggere oggi. Anche allora (1932), notava: “né il lavoro né la proprietà danno più frutto … più sale il volume degli affari più il guadagno diminuisce … lo testimonia il peggioramento del tenore di vita del lavoratore … il risveglio indiscriminato dei bisogni, la frenetica rincorsa delle comodità senza le quali l’uomo crede di non poter più vivere e che aggrava la sua dipendenza e i suoi vincoli”. Il problema era già lì: tale e quale a oggi. L’irruzione dei lavoratori dell’industria nella storia però – Jünger ne è certo- avrebbe cambiato il mondo: “non può più esistere nulla che non sia concepito come lavoro. Lavoro è il ritmo della mano, dei pensieri, del cuore, è la vita diurna e notturna, la scienza, l’amore, l’arte …”. Così accadde: il lavoro, con il guadagno, e il consumo, ha poi occupato ogni spazio vitale. Ma le disfunzioni che Jünger elencava prima dell’arrivo di Hitler sono rimaste.
Non è però solo un caso che lo stesso autore de Il lavoratore parli molto di dominio e di potere, ma solo di passaggio dell’ “aspirazione di dare un senso alle cose”. È anche per questa svalutazione della ricerca di senso rispetto alla brama di potere e di possesso che la storia scivolò poi da quella parte: prima con Hitler e Stalin, e poi, poco dopo finita la ricostruzione, con lo sviluppo dai tratti maniacali del mondialismo e della globalizzazione e i topi e i pipistrelli a segnare con i loro doni mortiferi il ritmo delle nostre crisi e riprese. La civiltà industriale mondializzata ha coltivato il sogno paranoide di sostituire la tecnica a Dio, unica risposta alla ricerca di senso che comunque assilla l’anima umana, che in sua assenza si ammala. Ora la tecnica deve tornare al suo posto di utile strumento, e non sostituto di corpo e anima; l’economia al suo, di fornitore di mezzi e non indicatore dei fini. E il lavoro al suo: fornitore del pane quotidiano, e non ossessione maniacale, padrone della vita umana. Il Signore è un altro.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-rivoluzione-industriale-diventa-patogena

Legge marziale

Oltre a queste misure ci sono molti metodi di controllo e schedatura mediante strumenti innovativi come Skinet ed altre applicazioni tecnologiche che permettono di individuare gli evasori della misura di quarantena.
Non escluso l’utilizzo di droni volanti che possono identificare le persone che contravvengono ai divieti, telecamere che tracciano i movimenti, registrazione e controllo degli spostamenti di ogni persona mediante smartphone, carte di credito, tessere magnetiche ed altro. In aggiunta a questo ci sono la facoltà del governo di espropriare alberghi e strutture private per fornire alloggi provvisori per i soggetti in quarantena e il reclutamento obbligatorio di personale sanitario.
Il punto vero è quello di determinare se, quando tutto sarà finito, il governo accantonerà semplicemente queste tecnologie e sistemi o piuttosto se il controllo non verrà normalizzato.
Facile pensare che accadrà in modo analogo a quanto si era disposto per le misure di sicurezza imposte dopo l’11 Settembre negli aeroporti. Da misure eccezionali, i controlli a scanner, i metal detector, i divieti di portare liquidi, le ispezioni corporali, ecc.. sono divenute ormai misure ordinarie standard valide per tutti i viaggiatori.
Lo stesso sarà per le misure adottate in occasione del Coronavirus.

2) Un grande business per Big Pharma e l’OMS
Non è difficile scommettere su chi trarrà beneficio dal clima di emergenza determinato dall’epidemia: ovviamente i benefici andranno all’OMS e alle grandi corporation dei farmaci. . L’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero l’organismo delle Nazioni Unite ha il compito di dirigere la salute internazionale e guidare la risposta alle preoccupazioni per la salute globale, l’OMS accresce sempre il suo potere sulla scia di ogni crisi.
Vale la pena osservare i precedenti che hanno riguardato l’epidemia di influenza suina e la diffusione del virus di Ebola , come anche la zika (il “vengue” in centro America) trasmessa da zanzare, allora l’OMS era guidata dal direttore generale Margaret Chan. Accadde proprio sotto il controllo di Chan, ricordiamo, quando l’OMS aveva dichiarato che l’epidemia di influenza suina del 2009 era una “pandemia globale”, una mossa che aveva innescato automaticamente miliardi di dollari di acquisti di vaccini da parte di vari governi. Si trattava di una palese speculazione finanziaria, tanto che, persino il Consiglio d’Europa è stato costretto a notare che i membri del consiglio dell’OMS che avevano fatto la dichiarazione di pandemia erano anche seduti nei CDA delle grandi case di produttori di vaccini che avrebbero beneficiato di quella decisione.
Come gli osservatori hanno rilevato, per il Covid-19, l’OMS sta giocando la mossa della dichiarazione di pandemia, sembra però che questa volta la sua motivazione è esattamente l’opposto. Nel 2017, la Banca mondiale ha emesso un’obbligazione da $ 425 miliardi a sostegno del suo meccanismo di finanziamento di emergenze pandemiche. Questo spiega , come alcuni dicono , perché l’OMS stia rifiutando di chiamare il coronavirus una pandemia, nonostante ne soddisfi abbastanza chiaramente i criteri. Dichiarare il Coronavirus un pandemia prima della scadenza delle obbligazioni, farebbe rimettere agli investitori il valore delle emissioni.

Tedros Ghebreyesus OMS

Attualmente chi dirige la OMS è un tal Tedros Adhanom Ghebreyesus, un politico e accademico etiope che, come osserva l’analista William Engdahl , è il primo direttore generale dell’OMS che non è neppure un medico. Questo Tedros è un biologo laureatosi ad Asmara, in Eritrea, dove ha ricoperto un ruolo pubblico come ministro della Salute sotto il regime di Mengistu e poi sotto la direzione del Primo Ministro Meles Zenawi.
Tedros ha avuto la fortuna di entrare in collaborazione con i Clinton e con la “Clinton Foundation” e la sua “Clinton HIV / AIDS Initiative” (CHAI). Come non bastasse ha anche sviluppato una stretta relazione con la Fondazione Bill e Melinda Gates. Come ministro della sanità, Tedros avrebbe anche presieduto il Fondo globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, che è stato co-fondato dalla Fondazione Gates. Tale Fondo globale è stato contrassegnato da scandali di frode e corruzione . Non è un caso che queste fondazioni sono i maggiori donatori dell’OMS e sono collegati ai complessi del Big Pharma dove si stanno elaborando gli studi per immettere sul mercato i primi vaccini contro il Covid-19.
Quello sarà un business da miliardi di dollari dove tutti i governi si stanno mettendo il lista per prenotare gli acquisti. Si può immaginare il profumo di miliardi che si respira negli uffici dell’OMS dei suoi addetti che non risulta siano dei “buoni samaritani” delle medicina internazionale.
Per non parlare di un altro effetto non secondario che la pandemia globale offre ai governi: un buon pretesto per militarizzare la Sanità Pubblica.
I governi possono, sulla base dell’emergenza, emanare leggi che consentirebbero loro di instaurare la legge marziale in caso di pandemia globale. Questo consentirebbe loro di mettere in quarantena e incarcerare i cittadini sospettati di infezione e permetterebbe al governo di somministrare qualsiasi farmaco (comprese le vaccinazioni) ritenuto necessario per arrestare la diffusione dell’infezione.

Controlli sanitari e di sicurezza

Non è una pura ipotesi ma è alla base di un progetto già inserito nella legislazione USA, si chiama “The Model State Emergency Health Power Act”. Si tratta di un atto legislativo che è stato redatto dal Center for Disease Creation (CDC). Il progetto conferisce al governo il potere di mettere in quarantena, obbligare alla vaccinazione obbligatoria e mobilitare i militari per aiutare ad attuare le procedure di emergenza ritenute necessarie per contenere l’epidemia.
Oltre a questo sarà possibile perseguire ed incriminare tutti coloro che diffonderanno notizie false o atte a turbare l’ordine pubblico e, in questa perifrasi, è contenuta qualsiasi forma di dissenso dalle misure di emergenza che potrà essere interpretata a discrezione dell’autorità.
Non sembra già in buona parte lo scenario a cui stiamo assistendo in questi giorni in Italia?
Attualmente anche la Gran Bretagna, la Francia, gli Stati Uniti e altri paesi stanno rispolverando i loro piani di emergenza e si stanno preparando per entrare nel sistema della legge marziale per “esigenze sanitarie” , naturalmente solo per quelle e, se lo dicono i governi al servizio della elite, ci possiamo ben credere.

https://www.controinformazione.info/covid-19-una-occasione-unica-per-le-misure-di-emergenza-e-di-controllo-sociale/

Smart virus

L’idea forte è quella di adottare una didattica in modalità MOOC, con classi virtuali, FAD, smart working per tutti gli allievi della scuola, secondo il normale orario di lezione della scuola, ad eccezione delle lezioni pomeridiane, che  avverrà regolarmente secondo le indicazioni che i docenti daranno agli allievi utilizzando i servizi di classe virtuale attivi sul registro elettronico e anche grazie a video tutorial per le attività previste. E come non essere incantati dalla sperimentazione del Liceo Bertolucci di Parma, intitolata con un verso del poeta: “assenza più acuta presenza”, che, diciamo, in verità suona un po’ inquietante essendo dedicato a un fratello morto, e che colloca le iniziative della didattica online nella cornice culturale e pedagogica  significativamente riassunta nello slogan «con-finati ma non isolati».

Eh si, li stanno proprio preparando al domani i nostri ragazzi. Pensate che pacchia, via via, dopo che il pericolo sarà passato, si potrà ridurre, insieme al rischio sanitario, quello rappresentato dal numero esuberante del molesto copro insegnante mai contento e smanioso di remunerazioni e privilegi, si rafforzerà la funzione dei dirigenti scolastici, disperdendo la fastidiosa vocazione pedagogica per valorizzare l’indole manageriale, si darà maggiore rilevanza al compito genitoriale come è giusto che sia nel complesso di un ordine sociale ispirato al controllo e alla sorveglianza anche nell’intimità.

Ma soprattutto si rafforza quella concezione della libertà individuale tanto cara ai fautori della fine del lavoro e della ripresa a tutto campo del cottimo, grazie a un tirocinio fin dai banchi che persuaderà scolari e futuri lavoratori a ritenere che l’autonomia si materializzi organizzandosi gli orari delle elezioni come i percorsi stradali per consegnare le pizze, non conoscendo la faccia dei professori  come quella del padroncino, scegliendosi i tempi dello studio proprio come quelli dell’attività part time propagandata per la licenza che ci si può auto concedere della flessibilizzazione organizzativa autonoma, combinata con i facili guadagni che crescono se ti ci dedichi di notte e di giorno, senza tregua e se si vince la gara con  altri addetti alla costruzione di invisibili piramidi, altrettanto soli, isolati, feroci nella difesa della propria fatica.

Grazie al virus, quello dell’avidità e dello sfruttamento, adesso possiamo preparare le nuove generazioni a raccogliere la sfida dello smart working, nuovo accorgimento per rendere invisibile ma non certo meno cruento l’antagonismo di classe, per consolidare la neutralizzazione delle rappresentanze, per normalizzare le anomalie di contratti irregolari, vaucher, volontariato obbligatorio, della precarietà, come predicava, così demonizzata nel civile Occidente, la filosofia Toyota che sulla base di un determinato numero di zeri (zero burocrazia, zero tempi morti) conseguiva il desiderabile obiettivo di “zero conflitti”.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/02/26/a-scuola-di-smart-virus/

 

Sinofobia

“Mi occupo professionalmente di ricerche sulla stregoneria in Europa fra Medioevo e prima età moderna. Generalmente, quando propongo il tema in ambiti extra-accademici, in tanti mi chiedono come sia stata possibile la caccia alle streghe con tutte le sue vittime: era il frutto dell’arretratezza e dell’ignoranza dei “secoli bui”? Alla risposta che no, è un fenomeno perfettamente comprensibile razionalmente e che ha avuto luogo in tempi che chiamiamo “Rinascimento” per la scienza, le arti, la letteratura, dunque quanto di più lontano si possa immaginare da un’età di cupa ignoranza, il mio argomento viene accolto con sorpresa e persino scetticismo, perché non sembra proprio possibile che un’età illuminata possa aver prodotto tale scempio.
Eppure, basta vedere cosa sta succedendo con l’isteria da coronavirus per rendersi conto che, per quanto ci si ritenga oggi informati e razionali, di fatto siamo labili e manipolabili senza alcuna difficoltà. Proprio oggi mentre scrivo (10 febbraio) ho letto su Facebook un titolo di “Repubblica” nel quale si riporta la protesta del governo cinese presentata a quello italiano per il blocco di tutti i voli aerei dalla Cina, ritenuta misura eccessiva. Le centinaia di commenti che lo accompagnano sono, al di là di rarissime eccezioni, pervasi da bieco furore: i Cinesi dovrebbero vergognarsi, hanno tenuto nascosto il virus, vivono nella sporcizia, sono crudeli con gli animali (in particolare i cani, che sono ormai un tabù nella nostra società, per cui li possiamo soltanto amare moltissimo o rischiare il linciaggio: ma questo è un altro tema sul quale varrebbe la pena tornare), mangiano qualsiasi cosa (il che è vero solo che non c’entra molto, ma lo si ripete di continuo), vivono sotto una dittatura.
Questo livore anticinese va avanti dall’inizio della faccenda ed è un fenomeno europeo, che si manifesta non solo con l’odio sui social networks, ma anche con comportamenti più concreti, come la diserzione di negozi e ristoranti cinesi, quasi a immaginare cuochi e camerieri che tornano in Cina ogni sera e ci portano il virus a tavola l’indomani. A provocare il fenomeno è stata la stampa: in Italia c’è stata una breve pausa per parlare dei meriti o demeriti di Achille Lauro, di Morgan e Bugo, di Amadeus e… insomma di Sanremo, il che in qualsiasi altro momento avrebbe infastidito, ma che nello specifico ha fatto tirare un sospiro di sollievo, distraendo giornali e televisioni dai bollettini tragici del coronavirus.
(…) Tuttavia, qualcuno ricorda per l’influenza 2009-2010 lo stesso genere di isteria collettiva? Io ho un ricordo personale a riguardo: nel 2009 avevo programmato un viaggio estivo in Messico; pensai brevemente alla possibilità di annullarlo, ma mi sembrò una reazione eccessiva, e infatti partii e rientrai senza aver contratto alcuna influenza. In quegli anni nessuno si sognò di bloccare voli aerei fra le Americhe e l’Europa, nessuno invocò provvedimenti simili a quelli di questi giorni. I giornali ne parlarono di meno, e soprattutto non si scatenò l’odio contro i Messicani e gli Statunitensi, che pure arrivano a frotte da noi per le vacanze, non ci furono le reazioni volgari, sovraeccitate, isteriche che oggi si leggono sul web contro i Cinesi. Aggiungo: per fortuna, ché né Messicani né Statunitensi l’avrebbero meritato, così come non lo meritano oggi i Cinesi.

leggi tutto su https://byebyeunclesam.wordpress.com/2020/02/20/sinofobia-2020/

Socialismo

Gli strumenti di partecipazione popolare alle grandi decisioni sono esauriti o pressoché impossibili da concretizzare. Trionfa su tutta la linea la libertà dei moderni, teorizzata due secoli fa da Benjamin Constant. Liberazione dai vincoli, preferenza assoluta della dimensione privata, con il suo precipitato di indifferenza per il bene comune, egoismo, disinteresse per la cosa pubblica. La libertà e la democrazia degli antichi, al contrario, era soprattutto partecipazione, esercizio di responsabilità e decisione. Pessime cose, dal punto dei padroni del vapore. La democrazia, dunque, si è ridotta sempre più a vuota procedura, formalità, gioco di ruolo, circo equestre in cui si combattono non idee o progetti, ma gli interessi più potenti, industriali, finanziari, tecnologici. La politica scade ad amministrazione, il governo diventa governance, gestione.

Si finisce per dare ragione al vecchio Rousseau, allorché avvertiva che la democrazia rappresentativa e la sovranità popolare, vanto e fiore all’occhiello dei popoli d’occidente, funziona per un solo giorno ogni quattro o cinque anni.

Nel momento delle elezioni, il popolo esercita un fugace potere di scelta di rappresentanti, ai quali cede immediatamente le sue prerogative. Addio partecipazione, addio alla volontà generale, qualunque cosa voglia dire.

Per di più, pur essendo evidente l’impossibilità di fuoriuscire da forme di rappresentanza, e che il potere sarà sempre in mano a oligarchie, i sistemi democratici si impegnano con successo a negare se stessi. L’ingegneria politica applicata alle tecniche elettorali fa sì che vinca non la maggioranza, ma la minoranza meglio organizzata, che significa inevitabilmente la più ricca. Il potere del denaro svuota la democrazia, scriveva Giano Accame.

Oggi in nessun grande Stato occidentale è al potere chi rappresenta la maggioranza aritmetica non dei cittadini, ma dei votanti, che diminuiscono a ogni tornata. Donald Trump è stato eletto da circa il 25 per cento degli americani, la metà dei quali non si è recata a votare. Il recente, largo successo di Boris Johnson in Gran Bretagna è legato al sistema maggioritario inglese. Il partito conservatore ha ottenuto meno del 44 per cento dei voti, con un terzo dei britannici lontano dai seggi. Lo stesso in Francia e in Italia, dove è macroscopica la distanza dei partiti di governo dal sentire maggioritario dei cittadini. Incredibile il caso della Spagna: il governo è al potere nonostante non abbia conseguito la maggioranza parlamentare. Si regge sull’astensione di movimenti diversissimi e opposti. I due partiti di governo, i socialisti e i neo comunisti di Podemos non hanno che il 40 per cento dei voti; un terzo abbondante dei cittadini non ha votato.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-maggioranza-globalizzata-contro-la-democrazia

Le due vie

Qualcosa che è stato sin dall’inizio ben deciso a fare a pezzi ciò che era rimasto della vecchia Europa. I lugubri “padri pellegrini” sono tornati di qua dell’Atlantico come un turbine di sventura, hanno riportato indietro con sé il dono avvelenato delle loro distorsioni mentali, ma potenziate in ideologia di potere mondiale, e in più sorrette da una potenza industriale mai prima vista. Quelli che erano poveri alienati nel Seicento, nel Novecento si sono potuti presentare ai popoli europei addirittura come i “liberatori”, i portatori del “benessere”, i garanti di una “nuova frontiera” di riscatto materiale e morale. Lo sguardo alienato, quelle occhiaie da invasato febbricitante di visioni veterotestamentarie che ebbe ad esempio un Lincoln (un uomo con problemi di disagio mentale acclarato: riferiscono i biografi che fosse una specie di semidemente lombrosiano, che non mancò di suscitare perplessità nei suoi stessi contemporanei), ha potuto diventare una faccia da “liberatore”. L’icona, il marchio stesso dell’America. Al di sotto di Hollywood e di Mc Donald’s corre un fiume di tetra e morbosa volontà rieducatoria, quelle tirate quacchere sul destino di dominio del mondo in nome di Jeovah, quel maledire la diversità, quel sentirsi “eletti” alla salvezza…un’anima fobica e contorta, tutta avvolta dalla sindrome di rappresentare il bene e pertanto di poter infliggere agli altri il male. È la fiaba del lupo travestito da agnello. È quello sbaglio della storia che si chiama Stati Uniti.

Nel Novecento non sono stati più i pochi disadattati del Seicento a straparlare di Nuova Israele nella penombra di qualche taverna massonica del New England: stavolta era una potenza mondiale, era la modernità in persona, un’organizzazione formidabile, risoluta a volgere le elucubrazioni dei padri predicatori evangelisti in un lucido progetto di dominazione universale. Con i mezzi dell’etnocidio metodico prima e dell’annientamento coscienziale propagandistico poi, col metodo mai smesso del ricatto e dell’intimidazione, è stato strappato all’Europa il diritto di essere se stessa, relegandola al rango di provincia cui imporre liberamente i propri voleri. L’Occidente ha minato alle fondamenta il diritto dell’Europa a rimanere fedele ai propri simboli, salda al suo posto, come andava facendo da un paio di millenni.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-via-che-porta-in-alto-e-quella-che-porta-in-basso