Narco-individualisti

Fonte: Luca De Netto

Ci hanno isolato gli uni dagli altri. Ci hanno messo gli uni contro gli altri. Hanno fatto in modo che la rabbia si riversasse contro fantomatici irresponsabili. Hanno speso soldi pubblici (cioè nostri) per droni, pattuglie, elicotteri per dare la caccia al cittadino. Hanno lasciato gli anziani abbandonati e isolati. Ora dicono che i nonni non dovranno più rivedere i nipoti. Metteranno plexiglas tra marito e moglie quando usciranno a cena. Basterà una voce di popolo per distruggere l’attività di un parrucchiere, un ristoratore, un esercente e mandare sul lastrico le famiglie. E tutto ciò per colpa nostra. Per la nostra paura irrazionale. Perchè non ci siamo resi conto fin dall’inizio che un virus che gira soprattutto negli ospedali perché il personale è stato abbandonato e gettato allo sbaraglio dalle scelte politiche, non poteva essere gestito con l’isolamento sociale, con la psicosi, con il panico. Un anziano vorrebbe trascorrere quello che gli resta da vivere in compagnia di figli e nipoti, non da solo senza nessuno. Un ammalato cronico vorrebbe vedere il sorriso degli altri, sentire l’affetto. Non rimanere in un bunker freddo bombardato dalle notizie della televisione. Una qualsiasi persona normale vuole vivere a contatto con gli altri, avere relazioni, incontrarsi. Una qualsiasi persona normale vuole vivere, non essere rinchiusa in una gabbia di plastica. L’uomo è essenzialmente un essere sociale. Uccidere la sua socialità, isolarlo, è uccidere l’uomo. È l’idea malvagia di scienziati pazzi. Un virus è un aggregato biologico. Non è un essere vivente. L’uomo è la creatura più complicata ed affascinante dell’universo. E non vive di solo pane. Anche perché inizia a mancare anche quello…

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/ci-hanno-isolato-gli-uni-dagli-altri-ci-hanno-messo-gli-uni-contro-gli-altri

4 pensieri su “Narco-individualisti

  1. E’ la grande vittoria dell’ Homo materialis sull’homo sacer. Il vecchio Nietzsche, nella sua geniale, visionaria follia, ci offre l’immagine degli “ultimi uomini”, la nuda vita tanto somigliante all’umanità di questo preciso momento storico. L’ultimo uomo è “una creatura apatica senza passioni né impegni” , se non il puro istinto di conservazione. Aborre i rischi e cerca solo comodità, sicurezza e tolleranza reciproca, rileva senza inquietarsene troppo lo psicanalista e filosofo neomarxista Slavoj Zizek. Ecco il “sacro” dell’umanoide occidentale contemporaneo, il culto della sicurezza ( e del controllo che ne deriva) , la tacita accettazione di tutto: lasciatemi in pace, lasciatemi vivere, nel senso animale del termine. “Ahimè! Si avvicina il tempo dell’uomo più disprezzabile, quello che non sa più disprezzarsi. […] La terra è diventata piccola e su di lei saltella l’ultimo uomo che rende tutto piccolo. La sua razza è inestinguibile come quella della pulce di terra; l’ultimo uomo vive più a lungo di tutti. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono gli ultimi uomini, e ammiccano”. L’uomo contemporaneo non sa più disprezzarsi, preso com’è a sorvegliare, difendere, auscultare la propria individuale sopravvivenza, venerare il proprio ombelico.
    https://www.maurizioblondet.it/dal-di-che-nozze-tribunali-ed-are-risposta-a-giorgio-agamben-parte-i/

  2. “Da tempo l’elettronica ha reso possibile il “capitalismo di controllo”, la compra-vendita dei megadata che consentono agli algoritmi di tracciare e prevedere i nostri comportamenti economici; ora le finalità non sono più commerciali: ora la politica stessa è controllo, e lo Stato è “Stato di sicurezza” – se possibile, da tutti introiettato e invocato –. E la prospettiva non è tanto l’emergenza quanto la permanenza: dall’Europa ci viene detto che dovremo accettare limitazioni alle libertà fintanto che non verrà scoperto un vaccino: almeno due anni, quindi; e se il vaccino non si trovasse, com’è il caso dell’AIDS? passeremo tutta la vita con app, mascherine, distanziamenti, patenti di buona salute e marchi di infettività?
    La realtà è che il neoliberismo, cessata da tempo la sua fase euforica, alza ora il vessillo della sofferenza e della disciplina. Anche nell’ambito economico, naturalmente: dietro le offerte presuntamente allettanti del MES senza condizioni c’è il tentativo di perpetuare il comando dell’ordoliberismo sulla nostra economia, con la riserva esplicita dell’obbligo del rispetto di ogni vincolo esistente e di quelli che sicuramente verranno, pena la Troika. Nel frattempo, frazioni non irrilevanti del mondo intellettuale si sforzano di fare introiettare ai cittadini l’idea della minorità italiana, della colpa nazionale di un popolo di sconsiderati, di indebitati, di mancatori di parola, di cattivi pagatori: una sorta di auto-razzismo che ci dovremmo auto-infliggere in una generalizzazione del principio del ciclista in cui tutti subiamo potere per nostra colpa e tutti lo esercitiamo su tutti noi (non su qualche deviante, quindi, ma su ciascuno di noi, tutti devianti), aderendovi e legittimandolo in una universale confessione ed espiazione del nostro peccato.
    La pandemia si rivela così un’ottima occasione per accelerare i cambiamenti, del resto già in atto, del paradigma politico-economico-culturale: non è una vera cesura, ma uno svelamento di ciò che era implicito. Il passaggio in atto da una legittimazione attraverso il consenso democratico (che prevedeva almeno il dissenso) a una legittimazione attraverso la colpa introiettata e la pena auto-inflitta serve a ribadire in forme nuove la logica di dominio che pervade questo tempo. Alzare la testa e cessare di scaricare colpe e potere sui più deboli – cioè su noi stessi – sembra a questo punto l’unica ragionevole strategia possibile.”

    Da Il principio del ciclista, di Carlo Galli.

  3. E poi le situazioni di emergenza favoriscono sempre, come è noto, chi detiene il potere, specie se, come in questo caso, gli permettono di limitare le libertà costituzionali in maniera sino a qualche mese fa inconcepibile. La digitalizzazione dell’esistenza, il controllo sugli spostamenti delle persone, sia pur giustificato con nobili preoccupazioni di contenimento della pandemia, lasceranno una traccia duratura, anche perché difficilmente, stabilito un precedente, si torna indietro.

    L’Unione Europea, sempre meno unita e, vista la crescenti ondate migratorie, sempre meno europea, confermerà la propria fragilità politica, fra un’America sempre meno incline a poggiare sopra le proprie spalle il fardello dell’Occidente, un’Africa destabilizzata e con i suoi flussi migratori destabilizzante, e la Russia di Putin, questo ex colonnello del Kgb che per qualcuno è l’ultimo difensore della civiltà cristiana, per altri un emulo di Filippo il Macedone, pronto beneficiare delle discordie fra italiani, francesi e tedeschi come il padre di Alessandro Magno sfruttò le divisioni tra ateniesi, spartani e beoti per impadronirsi della Grecia.

    E poi c’è la Cina, da cui tutto è partito e cui tutto tornerà. La Cina che ha già riaperto i mercati di animali vivi, compreso quello di Wuhan, ha ottenuto che la pandemia fosse chiamata Coronavirus e non influenza cinese; la Cina convinta di far dimenticare con la “diplomazia delle mascherine” che la via della seta è stata per ora soprattutto la via del Coronavirus. La Cina che, forte dei suoi capitali e delle nostre debolezze, potrebbe comprarsi a prezzi di saldo le nostre aziende e con esse quanto resta della nostra sovranità nazionale.

    Però, non vorrei essere frainteso di chi mi leggerà. Non è la crescita della Cina la causa del declino dell’Europa. Piuttosto ne è una conseguenza. Pechino ha le sue colpe, ma non dimentichiamo quelle di Washington, di Londra, di Berlino, di Parigi, di Roma. Insomma, di noi. Mi spiace ammetterlo, ma da almeno mezzo secolo l’Occidente si sta tramontando da solo.
    https://www.barbadillo.it/89856-giornale-di-bordo-se-loccidente-si-tramonta-da-solo/

  4. In pochi anni, con un prepotente accelerazione negli ultimi mesi, il potere è riuscito a modificare la scala dei bisogni umani. In psicologia, il bisogno è la percezione della mancanza parziale o totale di uno o più elementi che definiscono il nostro star bene. Abraham Maslow individuò una gerarchia di bisogni e necessità divisa in cinque, poi in sette differenti livelli, disposti su una piramide alla base della quale stanno i più elementari, legati alla sopravvivenza biologica, quindi quelli relativi alla sicurezza, sino ai bisogni di appartenenza, identificazione, stima, successo, autorealizzazione e, al vertice, i bisogni etico-spirituali, quelli che fanno di un agglomerato di uomini una civiltà. La piramide è stata amputata orizzontalmente, compressa verso il basso.

    Attraverso la diffusione della paura, la costruzione di uno sconcertante individualismo di gregge – un altro ossimoro postmoderno – hanno segato la piramide. La nuova scala di Maslow non va oltre il secondo gradino, una regressione assai gradita al potere che ha avuto la capacità di determinarla. Ricostruire una casa vivibile per un’umanità degna di se stessa significa anche restituire alla piramide di Maslow i suoi vertici: bisogni, obiettivi, pensieri e ambizioni che puntano in alto e guardano “oltre”. In caso contrario, i detriti tra i quali ci aggiriamo non serviranno ad altro se non a costruire funzionali stalle per un’umanità zoologica ridotta alla triade produci, consuma, crepa. A debita distanza gli uni dagli altri, con mascherina, guanti, disinfettante e impianto corporeo di apparati a radio frequenza. Se sei vecchio, ammalato, inutile, contagiato, kaputt.

    L’articolo La piramide (tagliata) di Maslow. proviene da Blondet & Friends.

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