I padri

1978/79: l’ultimo spettacolo di Teatro Canzone degli anni Settanta di Gaber, “Polli di allevamento”, è il più feroce di tutti. Il più contestato, il più (all’apparenza) disilluso. 181 repliche concluse a volte anche tra fischi e lanci di monete. Per prese di posizione che spesso risultano violente ed inappellabili. Dopo aver fatto un parallelo a molti indigesto tra “I padri miei” di un passato dove !a dirittura morale delle persone aveva ancora senso ed “I padri tuoi” specchio di un presente fatto di lassismo. Dopo aver indagato sui meccanismi dell’amare oltre gli stereotipi romantici. Dopo aver denunciato l’escalation della violenza in una società già immersa nei cosiddetti “anni di piombo”. Dopo aver inveito contro coloro che non si accorgevano di come il Paese si era ridotto. Dopo aver cantato di una gioventù vuota, “polli di allevamento” sempre più uniformati al consumo. Dopo aver gridato la finale, violenta, definitiva “Quando è moda è moda”.
Gli anni Settanta di Gaber andavano insomma chiudendosi fra le polemiche. In uno spettacolo che però – riascoltato ora – smaschera limiti e disvalori anche della nostra società.
E forse anche oggi, come diceva Gaber allora, basterebbe una parola per cambiare le cose. Un segno, per un percorso nuovo: che egli si sarebbe ostinato a cercare nel suo teatro degli anni a venire.

Giorgio Gaber muore a 63 anni l’1 gennaio 2003

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